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Il fronte contro il terrorismo si allarga

      

   

Editoriali

 Registrazione Tribunale di Rieti n. 5 del 07/11/2002

 

 

Articolo di:

C. SARCIA'


Putin favorevole alla guerra preventiva

 

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Gli Eroi di Nassirija


Opposizione più morbida

Il fronte contro il terrorismo si allarga

Putin favorevole alla guerra preventiva

(Roma, Sep 9 2004 12:00AM) La convocazione a Palazzo Chigi dei rappresentanti dell’opposizione ed il fatto che questi abbiano accolto l’invito di Berlusconi, significa che non si può più scherzare con una centrale del terrorismo sempre più organizzata che ha aggiustato il tiro e porta a segno un’offesa spettacolare capace di preoccupare in Occidente sia i Governi che le opposizioni; ma vuol anche dire che in Italia l’opposizione al Governo di centro destra ha forse compreso che la politica degli sconti ideologici ai terroristi non ha un punto di arrivo, ma persegue soltanto obiettivi interni, effimeri e contingenti, che favoriscono la confusione delle idee. E’ chiaro che dobbiamo aspettarci che l’escalation ormai planetaria degli atti di terrorismo coinvolgerà ben presto anche il nostro territorio. Il Governo questo lo sa da un pezzo: lo si è letto nella parsimonia delle apparizioni pubbliche e nella misuratezza delle dichiarazioni: finalmente (era ora) è calato il sipario sulle battute rilasciate «a volo» in risposta alle provocazioni, nei dopocena davanti al grappino, all’uscita dai Palazzi o dal finestrino delle berline blu che sgommavano. Quando quei personaggi protetti dalla sinistra, gli assatanati che brandiscono mitragliette come fossero ramoscelli d’ulivo e sventolano Corani aperti su quel versetto che Alì, il cugino di Maometto, ha voluto interpretare come incitamento a tutti i musulmani di sterminare gli infedeli, mostrano di non distinguere un pacifista da un nemico dell’Islam, allora anche il pacifista più estremo dovrebbe smetterla di inneggiare ad Allah il Grande e dovrebbe vergognarsi di raccogliere addirittura fondi per sostenere (sic!) la guerriglia irakena, sapendo di farlo anche contro il destino dei soldati italiani. L’uccisione gratuita di innocenti senza un motivo reale, il martirio di quel sognatore che era Enzo Baldoni ed ora il sequestro delle due pasionarie della pace, le due Simone, Torretta e Pari che, bontà loro, hanno dedicato dieci anni di vita agli irakeni fin dai tempi dell’embargo, gradite persino a Saddam, addirittura velate come le donne musulmane, sono atti che dovrebbero lasciare perplesso il più ostinato dei pacifisti. Da ora in avanti, dopo Beslan, anche i pacifisti filoarabi, prima o poi, dovranno fare i conti con qualche militante di Al Qaeda che gli vorrà tagliare la gola senza tanti complimenti. Gli avvenimenti ultimi non possono essere neanche giustificati col fatto che gli spietati e irragionevoli guerriglieri non conoscono la lingua dei prigionieri, né si potrà dimostrare che hanno preso gli sprovveduti volontari della pace con le mani nel sacco, mentre passavano preziose informazioni alla CIA. Gli assatanati con mitraglietta e Corano sono come quei personaggi della federcaccia che sparano su qualunque cosa si muova, persino sulle civette che notoriamente non sono una prelibatezza. L’accoppiata «mitra & Corano» non promette quindi nulla di buono, anche se involontariamente mi fa venire in mente l’accoppiata «libro e moschetto» che negli anni ruggenti del Ventennio veniva proposta ai balilla nostrani. Solo che il libro di allora non era il Vangelo, ma il sillabario, detto anche abbecedario, simbolo dello studio, dell’istruzione e del progresso sociale. Dittatura invero strana la nostra, che esaltava valori come la Patria, la bandiera, la nazione, la famiglia, il lavoro, l’istruzione. Nessun paragone con la paginetta del Corano agitata come una minaccia contro ciascuno di noi, anche contro gli stessi pacifisti che vengono sequestrati e ammazzati ogni giorno senza alcuna distinzione e senza akcun riguardo, anche quando offrono una ciotola di latte a un disgraziato bimbo sunnita o sciita. Nessun paragone neanche col libretto rosso del timoniere Mao o con quello verde del colonnello Gheggafi, che venivano sventolati nelle piazze, non so quanto spontaneamente, in segno di sottomissione e di condivisione del «sistema». La fame non è certo un’esclusiva curda, né privilegiato appannaggio del Bangladesh; la fame non ha nazionalità e chi rischia la pelle per soccorrere un solo fanciullo in nome di quei valori che da noi sono consuetudine, mentre a casa di questi folli macellai sanguinari sono percepiti come attività di copertura dello spionaggio, non meriterebbe il trattamento che gli viene invece riservato. Da ora in avanti nessuno, neanche Pegoraro Scanio, potrà giustificare l’irrazionalità e la crudeltà di questi terroristi che persino la storia si rifiuterà di ricordare, perché sono soltanto degli assassini professionisti. Pur di uccidere, si travestono da bomba e si fanno deflagrare nei teatri, nelle scuole e dovunque possano portare terrore e strazio. A volte mi chiedo se la comparsa sulla scena mondiale di questi strani soggetti dipenda dall’epoca che stiamo vivendo o se si tratta di un fenomeno circoscritto all’Islam. Poi penso ai morti del sabato sera, per droga o per incidente stradale e concludo che i due fenomeni hanno forse qualcosa in comune e sono forse il prodotto di quest’epoca infame. I nostri sono giovani, in cerca di felicità effimere il cui prezzo è la morte, che cercano quel paradiso che la Chiesa non riesce più neanche a promettere e che la società laicizzata ha definitivamente ridicolizzato; si tratta di giovani insoddisfatti, alla ricerca di quegli ideali che la società ormai rifiuta, anzi considera parte di una storia sbagliata, frutto di dottrine reazionarie che non devono più avere cittadinanza. Anche costoro sono in fondo dei martiri che sublimano in un brivido l’oggetto introvabile della loro inutile ricerca. Per contro, anche i suicidi islamici, impropriamente detti kamikaze, variante e componente dello stesso terrorismo islamico che da anni insanguina il mondo, sono, per la maggior parte, giovani alla ricerca del paradiso: martirio in cambio di felicità eterna. C’è però una differenza: questi incomprensibili soggetti non sono alla ricerca di un brivido fugace, come può essere la velocità o l’iniezione di eroina, ma puntano a realizzare l’utopia di sottomettere il mondo all’Islam e sublimano nell’autodistruzione il raggiungimento di un ideale irrealistico come quello promessogli da Alì nella sua interpretazione del Corano: uno sterminato harem stracolmo di odalische dove si può fare sesso a volontà. Aberrante! C’è proprio da avere paura. E’ quindi giunto il momento di prendere coscienza della portata della minaccia ed è necessario organizzare le forze, anche quelle dell’opposizione governativa, prendendo esempio se possibile da quella brava persona di Al Gore, il quale dopo l’11 settembre non esitò a dichiararsi pronto a seguire il Presidente Bush, suo avversario politico, per combattere al suo fianco il terrorismo, riconoscendo in lui la figura istituzionale e il condottiero della nazione. Non è infatti la critica distruttiva che agevola le iniziative contro il terrorismo, ma la collaborazione, il suggerimento e, se non altro, almeno la solidarietà e il rispetto per chi è impegnato in prima persona. Le dichiarazioni rilasciate da Putin, all’indomani del flagello di Beslan, c’era da aspettarsele. Mancano ancora all’appello le dichiarazioni dei Tedeschi, quelle dei Giapponesi e, prima o poi, quelle dei Cinesi. L’errore di valutazione che commettono infatti i terroristi islamici è quello di pensare di poter sconfiggere le nazioni occidentali una ad una e di poter sottomettere gradualmente l’intero pianeta. Non hanno però valutato che stuzzicare il cane che dorme non ha mai portato bene; e se i cani si riuniscono in branco sarà anche peggio. Quando una nazione viene ferita a più riprese con gravi attacchi in cui periscono centinaia o migliaia di inermi cittadini, peggio se bambini, il Governo fa una scelta: o si ritira come ha fatto Zapatero, oppure organizza le forze per combattere il terrorismo, come hanno fatto Stati Uniti e Gran Bretagna e come promette di fare la Russia. Zapatero, con la sua ritirata infame non ha dato agli Spagnoli nessuna certezza di sicurezza, ed il suo disimpegno non fa che affidare di fatto la sicurezza del suo Paese ai capi di governo di altri Stati che antepongono la lotta al terorismo alla loro popolarità. I terroristi, siano essi palestinesi, iraqueni, ceceni, arabi, giordani, yemeniti, egiziani, libanesi, marocchini, algerini, tunisini, libici, non hanno rispetto per la vita di nessuno. Basta vedere cosa è successo ai morti ammazzati e agli scannati di tutte le nazionalità e di tutte le epoche, compresi Quattrocchi e Baldoni. E’ necessario dunque che il mondo occidentale faccia fronte unico, perché è evidente che i terroristi islamici non fanno sconti a nessuno: gli occidentali sono sempre e comunque considerati nemici dell’Islam. Bisogna fare come ha fatto Bush e come farà da ora in poi Putin che ha detto chiaramente che, dopo la carneficina dell’Ossezia, la Russia farà la guerra preventiva contro i terroristi e non rispetterà i confini di alcuno degli Stati che aiutano e sovvenzionano il terrorismo, escludendo solo l’impiego delle armi nucleari. Per il momento. La tigre ha sonnecchiato per alcuni anni; questi pazzi ora pensano di poter entrare nella sua tana e mozzarle le orecchie. Beslan è per la Russia l’equivalente delle torri di Manhattan per gli USA e dei treni di Madrid per gli Spagnoli. Bisogna aver vissuto quell’esperienza per capire. L’invito di Prodi a Putin, di dialogare con i terroristi, rivela tutta la sua fragilità e copre di ridicolo coloro che pensano di poter dialogare coi terroristi o credono di poter dare insegnamenti ad una potenza come la Russia da una comoda poltrona che ha alle spalle soltanto dei pedanti banchieri. Putin non è Berlusconi, nel senso che Putin non fa le battute ad effetto, poi ci ripensa e chiede scusa. Putin fa sul serio e per adesso risponde a Prodi: «Dialoghi l’Europa!», che si può tradurre così: «Caro Professore, dialoghi lei coi terroristi. Io continuo a fare a modo mio».

 

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