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Le Simone libere mettono d'accordo la politica

      

   

Editoriali

 Registrazione Tribunale di Rieti n. 5 del 07/11/2002

 

 

Articolo di:

C. SARCIA'


Dubbi sul rapimento delle pacifiste. La magistratura dovrà chiarire la vicenda

 

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Le due Simone


Manovre di riconciliazione

Le Simone libere mettono d'accordo la politica

Dubbi sul rapimento delle pacifiste. La magistratura dovrà chiarire la vicenda

(Rieti, Sep 30 2004 12:00AM) Quando si parla di liberazione, ci si riferisce normalmente alla Liberazione datata 25 aprile, che a qualcuno fa venire il voltastomaco e ad altri il groppo in gola. Ma c’è un’altra «liberazione» che si aggira furtiva tra i banchi del Parlamento e miete vittime tra le fila della sinistra italiana: si tratta della liberazione inaspettata, quella di ieri, mai avvenuta negli ultimi sessant’anni, delle due pacifiste di nome Simona. Abbiamo avuto conferma da Vespa che le due ragazze non sono affatto due mezze cartucce, ma sono due ben conosciute pupille della sinistra, già militanti nell’avanguardia comunista. Una delle due, la Pari, è stata addirittura impiegata come addetto stampa al servizio del sottosegretario alla difesa Minniti (si danno del tu) ai tempi del governo D’Alema. Non so se mi spiego. Tutta la vicenda si sta rivelando un sonoro bluff. Come conferma l’antico proverbio siciliano, “ammuccia ammuccia ca tuttu pari”. L’atmosfera soft calata sul rapimento fin dalle prime ore, le espressioni di garbato disimpegno delle famiglie, la sceneggiata della liberazione, scenografia compresa, che sembrava girata sul set di un film sul sarchiapone, il teatrino delle fasi successive al rimpatrio, non lasciano invero molti dubbi: «Alzati il velo; Abbassati il velo; Prendi la scatola; Posa la scatola; Affacciamoci; Ritiriamoci; Dichiara; Non dichiarare; Ci volevano sparare; Non ci volevano sparare; Mamma mia come mi sono ingrassata; Ma perché m’avete liberato? Stavo tanto bene; Mo’ anzi mi faccio una doccia e riparto». In proposito vorrei dare alle due volontarie il consiglio di rileggersi la storia di quel pastorello che ogni tanto gridava «Al lupo! Al lupo!» prendendosi gioco dei compaesani; sappiamo tutti come andò a finire. E cosa dire della farsa dei siti Internet truccati che annunciavano l’avvenuta esecuzione delle giovani, fuori dallo stile dei macellai con mitraglietta e Corano. Rapimento atipico, o falso rapimento? Che dire poi dell’invito a ritirare le truppe, fatto dalle due ambasciatrici plenipotenziarie in erba, e dei ringraziamenti a misura di copione alle comunità islamiche e al mondo arabo (da leggere forse come ringraziamenti alla resistenza iraquena ed ai sequestratori) e agli Italiani, ai pacifisti e alla città di Roma, senza neanche un cenno al Governo, a Letta, alla Boniver, a Frattini, alla CRI. Come se si volesse far capire, ma non troppo, che nessuno di questi aveva meriti, visto che si era trattato di un finto rapimento, forse architettato a tavolino (carcerieri e pacifiste) con la benedizione degli Ulema e la regia di soggetti che non saranno mai identificati, per far pressione sul Governo ed ottenerne il disimpegno. Fin dal primo momento tutti dissero che era un rapimento strano, atipico, fuori dalla norma; insomma un non-rapimento. A cose fatte si è persino registrato, nei talk show e nelle dichiarazioni ufficiali, un generalizzato consenso al pagamento del riscatto: stranamente tutti convengono che non si poteva fare diversamente. Mentre per i compagni del povero Quattrocchi indagò persino la Magistratura, per accertare se fosse stato pagato qualche riscatto; e tutti negarono, salvo a far capire che per gli 007 pagare gli informatori è la norma, ma non si tratta di riscatto. E non si tratta neanche di pizzo, né di tangente, né di taglia. Questa situazione mi fa venire in mente la pessima abitudine della Chiesa, dura a morire, che ebbe un ruolo preminente nella riforma luterana, di pretendere dai fedeli oboli e contributi in cambio di indulgenze, per cui oggi le messe ai defunti e le cerimonie religiose (battesimi, cresime, matrimoni e funerali) non si pagano più, ma si accettano offerte volontarie, naturalmente non inferiori ad un tot in Euro, come da tabella esposta in sagrestia. E che dire dell’invito, sussurrato dall’avvocato Pari alla figlia, di avvalersi della facoltà di non rispondere? In un quadro simile, non è forse lecito avere dei sospetti? Un titolista ha scritto oggi sulla prima pagina di un quotidiano: “Libere per colpa di Berlusconi”. Già, Berlusconi. Dopo il tormentone estivo della bandana, non si era più sentito parlare di lui. Meno male per lui. La buona notizia è che la liberazione delle «sequestrate» fornisce ulteriori motivi alla Sinistra per schierarsi contro il terrorismo, dopo i primi cedimenti manifestati dopo il massacro di Beslan e dopo le dichiarazioni di Putin. Persino l’incapacità della Francia di ottenere la liberazione dei due giornalisti prigionieri gioca a vantaggio della maggioranza. La tregua tra Governo e opposizione è stata quindi ufficialmente siglata; il disimpegno delle truppe non ci sarà, ed oltre a Bertinotti & Compagni, nessun altro pretenderà dal Governo il ritiro delle truppe. Probabilmente l’opposizione alla fine si troverà anche d’accordo sulle riforme proposte dal Centro-Destra. Insomma, è il trionfo di Berlusconi. Cosa pretendere di più? Le due birbantelle birichine, nella peggiore delle ipotesi, passeranno alla storia come «compagne che sbagliano»; intanto le due eroine, ancora per qualche tempo, occuperanno la scena mediatica coi loro proclami e nessuno avrà voglia di indagare sul loro infame giochetto. Il Governo, a buon diritto, desidera godersi il meritato trionfo, mentre l’opposizione teme lo sputtanamento. Isolati e con un palmo di naso, in Italia, Bertinottiani, Girotondini, Pacifisti e Noglobal, che si aspettavano un epilogo ben diverso, compresa la caduta del Governo; in Francia, il povero Chirac che ha un bel da fare per cercare di capire come ha fatto il guerrafondaio Berlusconi, l’Italien (dispregiativo), quello che nelle foto ufficiali fa le corna e dopo cena canta le canzonette, ad ottenere un credito così vasto nel mondo arabo, mentre lui filo iracheno in servizio permanente della prima ora e partner affaristico di Saddam è scivolato su una bolla di petrolio, rimanendo impantanato in un rapimento che potrebbe riservargli sgradite sorprese. Per fortuna in Italia accade sempre un fatto nuovo che conferma l’esistenza dello Stellone.

 

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