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LE CHIAMANO INDUSTRIA DELLA BUONA COSCIENZA

      

   

Costume

 Registrazione Tribunale di Rieti n. 5 del 07/11/2002

 

 

Articolo di:

Massimo Iacopi


Svolgono operazioni talvolta controverse spinti dalla temibile tentazione di essere buoni

 

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CASARINI PREGIUDICATO E COCCO DEL PAPA


Il vero ruolo delle ONG nel mondo

LE CHIAMANO INDUSTRIA DELLA BUONA COSCIENZA

Svolgono operazioni talvolta controverse spinti dalla temibile tentazione di essere buoni

(Assisi PG, 13/01/2025)

 
LA CHIAMANO INDUSTRIA DELLA BUONA COSCIENZA

Premessa

Le ONG, Organizzazioni Non Governative, si sono imposte come attori indispensabili delle relazioni internazionali, grazie all'immagine positiva che offrono, intervenendo ed operando a cavallo dei continenti in favore dei quali offrono influenze in numerosi settori dell'economia, accreditando l'immagine di organizzazioni che operano per il bene comune, anche se di fatto la realtà delle loro operazioni risulta molto più complessa.

Accerchiamento cognitivo

Evidentemente, nessuno può rimanere insensibile di fronte ad un bambino che muore di fame, a popolazione civile che soffre in campi di raccolta. Nessuno può rimanere muto di fronte alle guerre, ai drammi umani, all'ingiustizia. Approfittando di questa umanità spontanea in Occidente, grazie alle virtù cristiane, le ONG hanno realizzato un vero e proprio accerchiamento cognitivo, imponendo l'idea che le loro azioni sarebbero “per natura”, sempre buone, disinteressate, neutre e soprattutto utili. Che si tratti di salvare i panda o le balene, di spegnere una carestia o di far regredire una epidemia, le ONG sono capaci di mobilitare l'attenzione internazionale, raccogliere fondi privati, accaparrarsi fondi pubblici e costruire una immagine di sé luminosa, di cui trae vantaggio un'armata di “anime buone”, composte da cantanti, attori, un popolo che, in cambio di un po' di tempo consacrato alla buona causa, assicurano le loro relazioni pubbliche. Ma dietro l'immagine di copertina, la realtà appare alquanto diversa.

Guerra economica

Finanziate dagli Stati e dalle grandi multinazionali, o da fondi finanziate da quest'ultime, le ONG selezionano le loro cause. Non risulta molto raro (toh: sorpresa !) che le loro lotte sono al servizio di paesi o di fondazioni che le finanziano. Quando Greenpeace se la pigliava con la Francia e con i suoi esperimenti nucleari nel Pacifico, si trattava di un mezzo utilizzato dagli USA per indebolire un alleato ingombrante. Quando una ONG umanitaria accusa TOTAL di praticare il lavoro il lavoro forzato in Birmania, si tratta, in effetti, di far partire, a colpi di menzogne, l'impresa francese dagli affari correnti e far sì che i contratti di sfruttamento possano essere firmati con un'altra impresa. Ad esempio, probabilmente frutto del caso, una compagnia petrolifera americana che finanzia la predetta ONG. In determinati paesi, attraverso la denuncia di dittatori africani o di presunte sofferenze di civili, vengono effettuate scelte: alcuni paesi catalizzano l'attenzione di altri paesi, mentre altri, che pure soffrono degli stessi problemi, risultano stranamente assenti. Finanziate dagli Stati, nel quadro del loro bilancio consacrato all'aiuto allo sviluppo, le ONG devono intervenire nei paesi selezionati dai loro finanziatori e per progetti le cui scelte sono sempre politiche. In molti casi, l'intervento umanitario maschera una colonizzazione fatta con altri mezzi. Una maniera per assicurare una presenza, di coltivare reti di interessi, di disporre di leve di informazioni e d'azione. Le ONG, ricevendo il denaro e gli ordini dei governi conservano dell'etichetta “non governative” solo la sigla.

Fallimento umano

“L'aiuto pubblico allo sviluppo costituisce un'eccellente metodo per trasferire denaro dai poveri dei paesi ricchi ai ricchi dei paesi poveri”. Questa affermazione di Peter Thomas Bauer (1915-2002), nel 1984 riassumeva tutto il paradosso dell'industria dell'umanitario, specialmente quello veicolato dalle ONG: dietro le grandi e roboanti dichiarazioni e le belle dimostrazioni si nascondeva invece una triste realtà: i paesi interessati dall'aiuto non si sono sviluppati, ma, al contrario si sono impoveriti. L'economista, continuando nella sua analisi in “Miraggio ugualitario e terzo mondo”, ha dimostrato quali sono gli scambi, le invenzioni, le innovazioni tecnologiche che permettono di affrancarsi dalla povertà. Paesi come il Vietnam, la Corea del Sud, la Cina ne sono la testimonianza. Luigi Pasteur (1822-1895) ha fatto da solo per lottare contro la povertà più di tutte le “Anime buone”, spesso manipolate. Il miglioramento delle tecniche di agronomia, la selezione dei migliori risi, la meccanizzazione dell'agricoltura hanno contribuito per prime a far regredire la fame, piuttosto che i pacchetti di riso deposti generosamente per mezzo di ragazzi nel cortile delle loro scuole. La globalizzazione, insomma, l'inventività umana sono i veri motori del progresso umano e sociale. Sono questi fattori che hanno fatto crollare la povertà dagli anni 1960 insieme al netto miglioramento delle condizioni di vita. Una notizia che rappresenta la vera buona novella per tutti i paesi che non vivono della “manna” delle ONG.


Massimo Iacopi

 

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