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CARLO XI DI SVEZIA : UN SOVRANO ASSOLUTO SAGGIO E SINCERO

      

   

Inchieste

 Registrazione Tribunale di Rieti n. 5 del 07/11/2002

 

 

Articolo di:

Massimo Iacopi


Imponeva alla Corte il suo Stile severo e triste ed era salutato come Stella del Nord

 

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CARLO XI RE DI SVEZIA


La Storia del XVII Secolo vista da vicino

CARLO XI DI SVEZIA : UN SOVRANO ASSOLUTO SAGGIO E SINCERO

Imponeva alla Corte il suo Stile severo e triste ed era salutato come Stella del Nord

(Assisi PG, 25/02/2025)

RE CARLO XI DI SVEZIA DETTO STELLA DEL NORD

Premessa

Questo sovrano luterano, severo quanto sincero, appare come un saggio. Da monarca assoluto del suo regno, economo dei beni dei suoi sudditi, egli impone il suo stile alla Corte, dove peraltro non ci si diverte molto tutti i giorni.

“Tutto quello che noi facciamo qui sulla terra è vanità. E’ per questa ragione che prego Dio tutti i giorni, implorando che il regno che mi ha ben voluto affidarmi, possa, col suo aiuto, essere in condizioni tali che i miei successori ed i miei fedeli sudditi vi trovino la prosperità e la sicurezza”. Queste sono le parole che Carlo XI di Svezia (1655-1697) scrive, nel 1687, al suo governatore della Pomerania, Nils Turesson Bielke (1569-1639). La sua visione del potere reale, la sua preoccupazione del servizio e dell’efficacia non lasciano alcuno spazio per i fasti di una Corte come quella di Luigi XIV di Francia (1638-1715), che risplende per il suo lusso nella stessa epoca. Il sovrano di Stoccolma impone un altro stile, modellato dal luteranesimo austero, quanto sincero, e plasmato da una solida cultura della semplicità. Carlo XI ha un solo scopo allorché inizia a governare nel 1672, dopo un periodo di reggenza: rimettere in sesto un paese superindebitato ed indebolito da diversi decenni di guerra. A tal fine tutta l’aristocrazia deve contribuire a questo sforzo. Balli, eccessi gastronomici, raffinatezze del vestiario non sono più di moda, come se ne sorprendono gli osservatori esterni dell’epoca. Jean Baptiste Colbert, marchese de Torcy (1665-1746) scriverà nel 1685: “Il Principe (Carlo) evita ogni sorta di spesa e non intrattiene ospiti a tavola”. L’ora è quella del lavoro e del rigore sotto il controllo di un re saggio all’estremo, che concentra, a poco a poco, tutti i poteri.

I nobili debbono entrare al servizio del re per sopravvivere

Dove è pertanto finita la Corte ? Carlo XI non riceve in grande pompa e non si circonda di un nugolo di cortigiani. Uno dei suoi celebri ritratti, lo rappresenta a cavallo, trionfante a seguito della Battaglia di Lund (1676), nel corso della quale egli salva la Svezia da una invasione danese. La scena simbolizza la svolta decisiva che ha permesso di consolidare la sua autorità sulla nobiltà. Egli, in questo quadro, è solo e si intravede appena l’esercito che lo segue. Tutto questo per ricordarci il deserto che egli crea intorno a sé negli anni del suo regno. Nessun favorito, appena una guardia che lo protegge e sottolinea la sua autorità. E la stessa nobiltà, l’alta aristocrazia che possedeva molto potere e decideva di tutto in consiglio, poco prima della crescita di potere del principe, sembra praticamente scomparsa. Essa viene a poco a poco spodestata di un gran numero di terre che il monarca fa rientrare d’autorità al demanio reale. Si tratta delle famose riduzioni che consentiranno alla Corona di riossigenare le sue casse, mettendo a frutto questi possedimenti. Le grandi famiglie del regno si impoveriscono e non sono più in condizioni di condurre un grande livello di vita nella capitale. Carlo XI non si ferma là. Egli offre ai nobili di alto lignaggio la possibilità di rientrare al suo servizio, dietro compenso. Impoveriti da un lato, ma impiegati dall’altro per sovvenzionarli, la nobiltà viene doppiamente sottomessa al suo re. L’ambiente, a corte, non è dunque orientato alle frivolezze ed ai divertimenti giudicati inutili dal sovrano. E tutto questo funziona, come viene attentamente segnalato ancora dal marchese de Torcy. I Grandi, accettano di rientrare nei ranghi: “Si possono valutare queste riduzioni fatte dal re di Svezia come un segno di una sua autorità molto forte, per il fatto che non ci sia stato alcuna sommossa o movimento”. A questa epoca, nasce una nuova nobiltà, con l’ascesa di nuove famiglie, ben formate, capaci di assicurare l’espletamento di compiti di rilievo e che può arricchirsi grazie alle carriere nell’amministrazione. Essa consente, inoltre, al re di circondarsi di collaboratori di qualità, di gestire al meglio il suo regno e conseguentemente di estendere il suo potere. Carlo XI sa tuttavia fornire dei segni della sua potenza. Egli favorisce la composizione di pezzi musicali per la sua gloria, suonati nel palazzo reale di Stoccolma, come quelle del compositore ed organista Gustaf Duben (1628-1690). Egli si avvale dei servizi del pittore, David Klockner von Ehrensthral (1629-1698), che nobiliterà ed al quale deve il suo celebre ritratto in battaglia. Egli ingaggia i migliori architetti per dirigere i lavori di urbanistica a Stoccolma negli anni 1680 o per rinnovare la reggia. Quelli che lo circondano sono dei preziosi collaboratori; tutto viene realizzato con un intento o uno scopo di efficacia discreta, di perennità, ad immagine del nuovo simbolo reale imposto da Carlo XI: la Stella del Nord. Così intensa nella fredda notte della Svezia essa rappresenta bene lo stile del monarca. La ritroviamo incisa su una medaglia realizzata dall’artista Arvid Karlsteen (1647-1718) ed anche al centro della divisa reale “E’ sorta una stella al Nord, una stella il cui merito è quello di ignorare il declino”. Più tardi, nel 1742, essa diventerà anche l’emblema dell’Ordine Reale della Stella Polare, creato da Federico I di Svezia (1676-1751). Il re sa, in tale contesto, circondarsi di artisti; egli favorisce la realizzazione di opere di qualità, a condizione che esse servano alla sua gloria. Ma tutto questo non fa comunque del sovrano un grande difensore delle arti. Non si conoscono di Carlo XI delle passioni intellettuali. Egli ama, in primo luogo dedicarsi alla caccia, montare a cavallo o addestrarsi alla scherma, in ricordo degli esercizi militari. In effetti Carlo XI, non è solamente un fine amministratore ma un re guerriero, che si è illustrato in combattimento e non è decisamente un grande esteta, a differenza della regina Cristina (1626-1689) o del principale reggente, che amministra il regno durante la sua minore età: Magnus Gabriel de La Gardie (1622-1686). Il sovrano brilla di un fascino più discreto, come la sua Stella del Nord e preferisce impiegare le sue energie per la modernizzazione dello Stato. Di fatto, il suo bilancio politico è molto positivo: egli crea una direzione della contabilità, concepisce un catasto per controllare meglio la popolazione, inventa un collegium medicum per inquadrare la vita dei farmacisti, degli erboristi e dei chirurgi, prende la testa della Chiesa e modernizza totalmente il suo esercito attraverso un sapiente sistema che consente di assicurarne il suo finanziamento. Fatto decisamente originale.

Il re mangia presso sua madre dove i pasti sono sempre frugali

Carlo conduce una vita da sposo e di padre molto semplice. Essendo il protocollo alleggerito all’estremo, egli mangia spesso da sua madre, dove i pasti sono frugali. Vi vengono servite al massimo quattro grandi portate seguite da tre dolci a pranzo – per l’epoca è poco – e la sera un pasto freddo costituito da burro, da formaggio, da frutta e dello zucchero. Viene ricordato come un buono sposo ed anche costante, in quanto non gli viene attribuita nessuna amante. Tutto questo potrebbe rendere felice la regina, ma Ulrica Eleonora di Danimarca (1656-1693)si annoia. Robinson, un diplomatico inglese dell’epoca, descrive la sua esistenza come “cupa”. La regina consacra la sua esistenza ai suoi figli, esce poco dai suoi appartamenti e presenta una “disposizione alla malinconia” - scrive il diplomatico – ed il re lavora senza tregua. Carlo XI potrebbe fare la figura di un triste sovrano, avendo ridotto al minimo la vita di Corte. L’immagine è tanto più incredibile se comparata alla vita delle altre corti d’Europa dello stesso periodo, dove si rivaleggia nel lusso e nell’eleganza. Questo re di Svezia appare soprattutto come una figura di saggio, essendo stato in grado di sbarazzarsi dei debiti e di stabilizzare le sue relazioni con i vicini. Un bilancio ben presto ridotto a zero dalla lunga guerra che condurrà suo figlio, Carlo XII (1682-1718) In definitiva, il regno di Carlo XI appare come un lungo periodo di pace in un XVII secolo svedese marcato dal sigillo della guerra.


Massimo Iacopi

 

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