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LE GUERRE RUSSO ISRAELIANE SI SPOSTANO SULL’ATLANTICO

      

   

Foreign Affairs

 Registrazione Tribunale di Rieti n. 5 del 07/11/2002

 

 

Articolo di:

Massimo Iacopi


Bollettino delle Guerre in corso. La Cina guarda. GB e FR ballano sulla Cassa del Morto

 

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DONALD MAGNO I


Notizie dal “Fronte” America-Europa

LE GUERRE RUSSO ISRAELIANE SI SPOSTANO SULL’ATLANTICO

Bollettino delle Guerre in corso. La Cina guarda. GB e FR ballano sulla Cassa del Morto

(Assisi PG, 07/03/2025)

 
BOLLETTINO DI GUERRA
DONALD MAGNO I
USA-UE

Come avevo affermato nella premessa del precedente notiziario, la nuova situazione geopolitica relativa agli inizi del mese scorso si era chiusa con una serie di moderate speranze nei riguardi delle prospettive di pace/tregua dei conflitti in atto, determinate dalle aspettative dall’elezione del nuovo presidente USA TRUMP ed, in parte, dal favorevole andamento delle operazioni israeliane, sia nel LIBANO, sia a GAZA. Mentre, in effetti, per il LIBANO la situazione appare in prospettiva più stabile per il fatto che ISRAELE, pur con qualche minimo distinguo, ha già fissato una data definitiva per il ritiro delle sue forze dal teatro d’operazioni. A DAMASCO il nuovo regime continua nella sua metodica azione di consolidamento, sotto le continue interferenze di IRAN-HEZBOLLAH, TURCHIA - KURDI e RUSSIA. Di fatto, tutti gli attori dell’area, appaiono sospinti da esigenze diverse e molto spesso contrastanti e quindi non sembrano perseguire gli stessi interessi comuni immediati. In ogni caso, il recentissimo accordo per il cessate il fuoco fra la TURCHIA ed i KURDI del PKK, apre ampie ed inattese prospettive, peraltro non tutte positive. La tregua di GAZA, certamente attesa a livello politico, appare, invece, sempre di più un compromesso necessario per ISRAELE, con il nuovo presidente USA, che aveva bisogno di sbandierare alcuni risultati nel momento del suo insediamento. Ma, a mio modesto parere, la nuova situazione di GAZA, sembra aver apportato ad HAMAS, (con ISRAELE sotto pressione interna per la questione degli ostaggi) quel necessario momento di tregua cui anelava da tempo per sfuggire al possibile annientamento. In definitiva, la nuova situazione sul terreno sembra aver portato più problemi per TEL AVIV che per HAMAS, che (come d’altronde l’ANP di ABU MAZEN, a RAMALLAH) non perde occasione per ribadire la sua ferma volontà di cancellare ISRAELE dalla carta del Medio Oriente. Inoltre, HAMAS ha sfruttato, non sempre al meglio, la grande opportunità di visibilità offerta dalla consegna degli ostaggi israeliani (macabre messe in scena di processioni di bare di ostaggi morti, o anche di prigionieri forniti di un “diploma di liberazione” di HAMAS, costretti persino ad abbracciare e baciare pubblicamente i loro tagliagole). Tutto un apparato propagandistico per spacciare pubblicamente una supposta residuale vitalità di HAMAS, che ha mandato su tutte le furie ISRAELE. Di fatto, ancora oggi non si conosce esattamente il numero degli ostaggi prigionieri ancora in vita. A pochi giorni dello scadere della 1^ tregua di 42 giorni, le prospettive per l’accordo per una seconda tregua appaiono molto ambigue e decisamente incerte, anche perché TEL AVIV non vede l’ora di continuare a regolare i conti con HAMAS, per i quali TRUMP ha già loro fornito le bombe da 500 Kg., per poter continuare a demolire il sistema difensivo e quello delle comunicazioni sotterranee, ancora in mano ai terroristi palestinesi. A mio avviso, e qui da un punto di vista concettuale, forse mi ripeto, il recentissimo incontro NETANHYAU - TRUMP sembra aver avallato questa direzione. In definitiva, la tregua, e tutti gli attori, specie ISRAELE, lo sanno, è destinata inevitabilmente ad avere un termine abbastanza prossimo, perché il mancato annientamento di un organismo che vuole e proclama con forza la distruzione degli Ebrei, non farebbe altro che spostare in avanti, di almeno un altro lustro, un nuovo sanguinoso scontro diretto fra i due contendenti. Sulle prospettive future della zona di GAZA, con proposte “trampiane” di trasferimento di popolazione (immediatamente rimandate al mittente per la palese ostilità dei paesi arabi a prendersi in casa delle … “mine vaganti” per la loro sopravvivenza politica) e le espulsioni preconizzate da TEL AVIV, non sembrano fornire scenari e basi di intesa affidabili almeno per il momento. Anche l’area ucraina, che all’insediamento di TRUMP appariva come meglio fornita di maggiori prospettive positive, non sembra autorizzare, specie dopo lo il match televisivo Trump-Zelensky, soverchie illusioni per una rapida intesa per un cessate il fuoco, anche se è ancora possibile che, a breve, TRUMP e PUTIN possano trovare un’intesa diretta, naturalmente a danno di “soggetti terzi”. E qui si aprono una serie di scenari assolutamente inattesi, dove EUROPA e l’UKRAINA hanno altissime probabilità “di trovarsi all’angolo del ring” e fare figura di “sacrificati” sull’altare di un ipotetico accordo di pace/tregua. Il momento è veramente critico e per la prima volta dalla caduta del muro di BERLINO, l’UE, dopo tanto, troppo, tempo perso in inutili chiacchiere di tipo ideologico e di principi, ha preso forse coscienza del suo attuale evanescente peso politico nel mondo. Tutto questo dipende dal fatto che non dispone di una sua politica estera comune e di un suo strumento di difesa (mancanza di una logistica militare comune, di una chiara linea di comando sul campo, con inadeguati strumenti tecnici necessari, comunicazioni, intelligence, ecc, per esercitarla sul campo, secondo standard credibili). Per troppi anni abbiamo risparmiato per seguire, ad esempio una serie di fanta politiche utopiche, economiche e sociali, come quelle sinistrorse o “sedicenti democratiche” e di un “Bonelli” o di un “Michel” a piacere, confidando sul principio ed assioma che “tanto la guerra non si fa più” o sulle rassicuranti risorse di una NATO a trazione USA. Ma che ora Trump potrebbe sfilarsi dai suoi impegni e privarci di strutture e mezzi tecnici assolutamente indispensabili alla nostra difesa, l’UE scopre che i suoi membri, divisi da interessi privati di bottega e dal fatto che nessuno vuole sacrificarsi per gli altri, non ha molto tempo per riparare ai danni provocati dalla sua colpevole inazione e “furbizia”. Un nostro personaggio che ha sconvolto il bilancio di una nazione con “cappotti e ristori”, si sta ora preoccupando del fatto che la necessaria riorganizzazione della difesa europea possa sottrarre denaro per la scuola e la sanità. Ma se scoppia la guerra in Europa chi sarà in grado di mantenere in piedi tali servizi, ed anche la struttura dello stato, posto che sorgeranno altri e più gravi problemi sociali, fra cui la “Fame!” (GAZA docet !). Non mi azzardo al momento a fare le previsioni di possibili scenari, anche perché, specie dopo il fallito incontro fra TRUMP e ZELENSKY, le prospettive appaiono con ogni evidenza complicate da rapporti personali, poco idilliaci fra il presidente americano e gli altri attori della scena. Poche cose mi sento di poter affermare nei riguardi di questo nuovo scenario. Innanzitutto, che la politica estera, in generale, ha subito con PUTIN, LAVROV e TRUMP un ulteriore pesante imbarbarimento. Non ci sono dubbi che, dai tempi di KISSINGER, è nuovamente tornata in auge, ma con un evidente caduta di stile, la Real Politik, dove capi di stato “imperiali” perseguono i propri obiettivi di interesse, senza il benché minimo riguardo per nessuno e, soprattutto, in aperto spregio delle convenzioni e dei principi che hanno retto il mondo fino a poco tempo fà. In questo contesto, un capo di stato, con la scusa (molto parziale) di perseguire un fumus antinazista, invade una nazione sovrana, membro delle Nazioni Unite, al solo scopo, non dichiarato, di ritrovare la sua inconfessata e storica dimensione “imperiale”. Un altro capo di stato, appena eletto, che si propone come garante di una tregua e di una possibile pace fra i contendenti e quindi al di sopra delle parti, esercita un orribile ricatto commerciale, assortito da minacce ed insulti ed improperi, nei riguardi del capo eroico di un paese più debole (ma che ha il difetto di essere stato vicino alla democratica Kamala Harris), che viene escluso dai negoziati ed impedendo all’ONU la condanna del paese aggressore. Capo di stato che esclude, parimenti, almeno per il momento, dai possibili negoziati anche l’Unione Europea, per vendetta personale contro la sinistra europea, che ha retto l’Unione, rea di aver appoggiato la campagna politica degli avversari e per l’atteggiamento anti repubblicano nella campagna presidenziale e perché colpevole di aver approfittato economicamente nei riguardi degli USA. Da queste considerazioni preliminari scaturiscono comunque alcune dolorose constatazioni. In primo luogo, l’Unione Europea risulta gravemente colpevole, specie sotto l’aspetto ideologico, del mancato rafforzamento della difesa comune del continente e della altrettanto grave inazione nel campo della politica estera (e l’avevo apertamente evocato in un paio di articoli da me pubblicati, nel 2022 e nello specifico: “Dividendi della pace e della Storia” del 2024 e “Con la Spada a portata di mano” - Se vis pacem, para bellum, del 2022; entrambi pubblicati nella News dell’Associazione). In secondo luogo, ma di pari capitale importanza, il clamoroso fallimento delle Nazioni Unite ed il suo avanzato stato di decomposizione e di corruzione, che mostra, con ogni evidenza, la sua inutile esistenza, specialmente dopo la prova lampante di non aver avuto il coraggio di ribadire i principi per i quali erano state costituite e di difendere un suo membro dall’aggressione di un altro stato membro, in palese violazione dei suoi valori fondanti. Ma che si poteva effettivamente pretendere da un organismo, nato male e sempre utilizzato, a prescindere, dal più forte del momento, per i propri scopi privati? Per finire, desidero, a questo punto, esimermi dal prendere in considerazione la NATO, che pur qualche merito se l’è guadagnato, proprio per aver almeno assicurato al continente europeo quasi 80 anni di pace, ma che, ha le sue responsabilità nell’aver seguito colpevolmente una politica estera aggressiva degli USA e di stato uno strumento indiretto di asservimento nei confronti della stessa UE, che nulla ha fatto per scuotersi dal suo torpore, senza accorgersi, ma il fatto è noto da decenni, che il suo strumento di difesa non dispone, ancora oggi, in caso di disimpegno degli USA dall’Alleanza, delle componenti operative non surrogate dall’Unione e che verrebbero fatalmente a mancare in caso di conflitto ad alta intensità in cui fosse eventualmente coinvolta la stessa UE.


Massimo Iacopi

 

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