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UNA GUERRA CAPARBIA E CRUDELE ALL’INSEGNA DELLE SORPRESE

      

   

Foreign Affairs

 Registrazione Tribunale di Rieti n. 5 del 07/11/2002

 

 

Articolo di:

Massimo Iacopi


Dopo circa tre anni di conflitto si possono trarre i primi ammaestramenti di guerra moderna

 

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PIETRO PRIMO IL GRANDE


Putin e il suo Stato Maggiore riservano al Nemico continue novità

UNA GUERRA CAPARBIA E CRUDELE ALL’INSEGNA DELLE SORPRESE

Dopo circa tre anni di conflitto si possono trarre i primi ammaestramenti di guerra moderna

(Assisi PG, 15/02/2025)

QUELLA RUSSO-UCRAINA

E’ UNA GUERRA PIENA DI CONTINUE SORPRESE

 Premessa

Per cercare di comprendere quello che rappresenta la guerra nelle logica dei Russi, è necessario risalire storicamente fino alla formazione dell'impero ed all'incoronazione di Ivan il Terribile (1547). La questione potrebbe apparire come un esercizio puramente accademico, mentre invece rappresenta una passaggio necessario per penetrare la logica suddetta. A quasi tre anni dall'inizio del conflitto in Ucraina, si possono, peraltro, trarre già alcuni significativi ammaestramenti di storia moderna provvisori.

Il desiderio di espansione della Russia dura forse da 477 anni

Sarebbe esagerato affermare che la Russia è in guerra dal 1547, ma i periodi di pace, solo per riferirsi agli ultimi 100 anni di storia, risultano molto più rari di quanto non appaia. Per i Russi, la Prima Guerra Mondiale si è prolungata sino al 1922, è stata poi sostituita dal fenomeno della collettivizzazione forzata, dalla carestia provocata in Ucraina (Olomodor), dalle purghe massicce. La Seconda Guerra mondiale inizia nel 1936, in Spagna e si conclude, al più presto, con l'insediamento del regime socialista nella Cecoslovacchia nel 1948. Solo la presidenza PUTIN ha conosciuto combattimenti in Cecenia, in Georgia. Il conflitto russo-ucraino inizia nel marzo 2014, con l'annessione della Crimea, ovvero più di dieci anni fa. Da Ivan il Terribile ai nostri giorni la Russia (l’ex Moscovia) ha conosciuto una espansione territoriale spettacolare, che l’ha trasformata nel più grande paese del mondo. Non sono mancati, tuttavia, periodi di stagnazione e contrazione. Fra il 1558 ed il 1654, la Russia colleziona fallimenti. Essa non riesce a conquistare la Livonia (Estonia e Lettonia attuali). Poi perde l'Ingria (il suo accesso al Baltico) a beneficio della Svezia. Successivamente cede Smolensk e la Severia (regione di Chernigov e di Novgorod-Siversky, equivalente circa all'Ucraina attuale) alla Repubblica delle due nazioni (Polonia-Lituania). Tra il 1854 ed il 1887, a seguito della sua sconfitta nella guerra di Crimea, la Russia perde il controllo dell'estuario del Danubio, della Moldavia e della Valacchia, deve accettare la neutralizzazione del Mar Nero (fino al 1871), vende l'Alaska agli Stati Uniti. Nel 1905, la sua sconfitta, a sorpresa, con il Giappone la costringe a cedere Port-Arthur, la Manciuria e la metà dell'isola di Sakhalin. Nel 1922, la giovane URSS deve accettare l'indipendenza delle province occidentali dell'ex impero: la Finlandia, l'Estonia, la Lettonia, la Moldavia. Tuttavia, nel Caucaso, in Asia centrale e nell'Estremo Oriente, le frontiere rimangono più o meno quelle del 1905. Dopo il successo, duramente pagato, della Seconda Guerra Mondiale, all'apogeo negli anni 1949-1979, l'URSS passa rapidamente dalla stagnazione al crollo, perdendo nuovamente le Repubbliche occidentali, ma anche quelle del Caucaso e dell'Asia centrale. A partire dal 2000, Vladimir Putin si fissa come obiettivo la preservazione della Federazione della Russia e successivamente la restaurazione della sua influenza internazionale.

Il sogno della Grande Russia di Pietro I il Grande sembra non essersi esaurito

L'amministrazione zarista non impiegava il termine di colonie per designare i suoi possedimenti lontani e metteva l'accento sulla loro continuità territoriale con la vecchia Russia, mentre rimaneva abbastanza vaga per quanto concerneva le “frontiere naturali” del paese. Creando la patria del proletariato di tutti i paesi, Lenin ed i suoi successori perpetuano il principio dell'impero sotto mentite spoglie. Dopo il 1991, come ogni potenza di fronte al fenomeno della decolonizzazione, la Russia non accetta di abbandonare terre acquisite a caro prezzo e popolate in parte da Russi (popolazione trasferita a forza e trasferimenti mirati). Tuttavia la difesa e l'amministrazione delle sue vaste periferie hanno impoverito il centro. Allora, cosa mantenere ? In un articolo del 1990 (“Come riorganizzare la nostra Russia”) Alexander Solgenitsin abbandona, senza rimorsi, 11 delle 15 repubbliche sovietiche: le tre baltiche (Estonia, Lettonia, Lituania), la Moldavia, le tre caucasiche (Azerbaigian, Armenia e Georgia) e quattro d'Asia (Kirzikistan, Uzbekistan, Tagikistan e Turkmenistan). Ma egli mantiene il Kazakistan, che denomina “Siberia meridionale”. Russia, Bielorussia ed Ucraina debbono formare un tutto. L'autore riconosce che la Russia-URSS ha una pesante debito di sangue nei confronti del popolo ucraino e che se esso rifiuta l'unione, bisognerà acconsentire ad un divorzio, sperando però che l'evento possa essere evitato.

Il fardello della difesa di un’autocrazia fragile

L'invasione di Napoleone nel 1812 ha evidenziato la vulnerabilità del territorio russo di fronte ad un attacco proveniente da Ovest. L'impero deve poter disporre di almeno 800 mila uomini per scongiurare questo pericolo. Le “piccole guerre” nel Caucaso o in Asia centrale necessitano, anche esse, di effettivi importanti. Quest'onere non farà che appesantirsi. La forma d'organizzazione più efficace sembrerebbe essere autoritaria, fortemente centralizzata. Come in Cina, lo spettro della frammentazione giustifica il ristabilimento brutale della “verticale del potere”. Il trionfo contro Napoleone o contro Hitler, sono seguiti da periodi di repressione. Riforme ed aperture sono il prodotto delle sconfitte in Crimea o di fronte al Giappone. Ma il 1905 è anche l'anno della prima Rivoluzione ed i rovesci accumulati dal 1914 al 1917 saranno fatali al regime dello zar Nicola II. Il ritiro dall'Afghanistan, nel 1989, determina i rintocchi funebri per l'URSS.

L'esistenza problematica della Polonia e dell'Ucraina

Nel dicembre 1991, la fine dell'URSS viene sancita da Boris Eltsin e dai suoi omologhi bielorusso ed ucraino. I tre paesi acquisiscono la loro indipendenza nelle loro frontiere dell'era sovietica, che risultano ancora garantite nel 1994. Tuttavia, la Russia può contare su un capitale di simpatia nelle regioni ucraine di Crimea, di Lugansk e di Donesk, a Odessa e nella autoproclamata Repubblica di Transnistria, secessionista della Moldavia. Politici Russi o Prorussi sognano già una “nuova Russia” (denominazione dell'epoca zarista) che si estenderebbe da Lugansk a Tiraspol, privando l'Ucraina di qualsiasi accesso al mare. Vladimir Putin invoca l'unione storica “indissociabile” della Russia e dell'Ucraina, cercando anche di “demonizzare” qualsiasi tentativo di definire una identità ucraina propria. Lo scontro attuale fra Russia ed Ucraina ci ricorda uno scontro più antico con la Repubblica delle Due Nazioni (Polonia Lituania), della fine del XV secolo, fino al 1795. Questa data segna la scomparsa della Polonia in quanto Stato, per più di un secolo, con il suo territorio spartito fra Prussia, Austria e Russia. Eppure, la Polonia rinasce nel 1919, nonostante l'opposizione dell'URSS, prima di scomparire nuovamente nel 1939 e di essere restaurata come repubblica satellite dell'URSS, fino alla sua riacquisita vera indipendenza del 1989.

Dal comunismo internazionale al messianismo ossidionale

Per 70 anni, il marxismo leninismo ha contribuito a modellare il pensiero ufficiale russo. Pur tuttavia, nonostante la denuncia dottrinale rituale “dell'imperialismo, stadio supremo del capitalismo”, tema base del canone leninista, l'idea dell'impero non è mai scomparsa in Russia. Nel corso della sua presidenza, Vladimir Putin ha dedicato diversi discorsi alla storia, sviluppando una narrazione di un “romanzo nazionale russo”, iniziato a Kiev nel IX secolo, proseguito a Mosca ed a San Pietroburgo. Egli ha sostenuto la tesi della “vittoria rubata” che i Russi avrebbero riportata nel 1917, se i Bolscevichi non fossero usciti dal conflitto per fare la rivoluzione. Fatto che non impedisce al “narratore” di affermare che la caduta dell'URSS è stata la più grande catastrofe mai subita dalla Russia.

L’implosione URSS che perseguitava gli Ortodossi ha riportato la Religione a sostenere il potere

L'intesa fra Vladimir Putin ed Patriarca di Mosca Kirill, eletto alla guida della Chiesa ortodossa russa nel 2009, non ha fatto altro che rafforzarsi con la guerra d'Ucraina. Recentemente, la chiesa ortodossa russa ha proscritto le preghiere per la pace a vantaggio delle preghiere per la vittoria ed ha sanzionato il clero che rifiuta di piegarsi alle sue direttive. I due punti comuni fra l'ideologia marxista leninista ed il messianismo della Santa Madre Russia costituiscono il dogma dell'infallibilità delle logiche della mentalità russa e la diffusa sensazione di essere “assediati”. Dall'epoca di Ivan il Terribile, la Russia si sente minacciata, allo stesso tempo, dal nemico esterno e dai traditori interni. A partire dal luglio 2012, una serie di leggi riduce drasticamente la libertà la libertà di parola di quelli che vengono definiti “agenti stranieri”. La fuga all'estero di migliaia di giovani, desiderosi di evitare la loro incorporazione nell'esercito, viene presentata, in fin dei conti, come una specie di purificazione del paese.

Il falso isolamento russo gode di alleanze sottotraccia

Vladimir Putin e Serghej Lavrov affermano che la Russia ha da sempre condotto una politica indipendente senza essere legata a sistemi di alleanze. Questa affermazione è falsa almeno per il periodo zarista. Nel corso delle due guerre mondiali, la Russia e l'URSS hanno rotto le loro alleanze. Dal 1949 al 1991 l'URSS ha imposto trattati ineguali ai paesi socialisti dipendenti. Il dispositivo viene completato con la neutralizzazione forzata della Finlandia e dell'Austria e la neutralità “scelta” dalla Svezia. La fine dell'URSS ha affrancato i suoi vassalli. La Russia si impegna in un partenariato con la NATO e nell'ambito dell'OSCE, ma tenta di animare la CEI (1) e l'OTSC (Organizzazione del Trattato di Sicurezza Collettivo, fondato nel 1992) (2), che non inglobano tutti paesi dell'ex URSS. I vecchi membri del Patto di Varsavia si schierano a favore della NATO, animati, in special modo, dalla paura di essere un giorno nuovamente catturati dalla Russia (erede dell'URSS).

La Russia vuole appare isolata pur se provvista di appoggi

La Russia può contare sulla Corea del Nord e l'Iran, che la riforniscono in armi e munizioni ed, in minor misura, sulla Cina. La Turchia, membro della NATO, si mostra disponibile, di volta in volta, con l'Ucraina o la Russia, ma mantiene gli stretti ben chiusi. Contrariamente ai calcoli russi, l'Europa, gli USA ed il Canada si oppongono all'aggressione contro l'Ucraina, alla quale forniscono armi ed informazioni. Parallelamente la Svezia e la Finlandia, due pilastri della neutralità, aderiscono alla NATO. La Russia si rivolge al “Sud globale”, in particolare ai paesi africani, ai quali si presenta come un amico migliore rispetto “all'Occidente collettivo”.

La guerra non è affidata ai militari

Se ad esempio la Francia ed altri Stati hanno a volte affidato il loro destino ad un militare, questo non è il caso della Russia. In Francia molti fra i generali del Vecchio Regime sono rimasti al loro posto. Josip Stalin, che si era autonominato Maresciallo, ha eliminato tre dei cinque marescialli, che aveva creato nel 1935, fra i quali il più brillante: Mikhail Tukachevski. Georgij Constantinovic Zukov. il “maresciallo della vittoria” contro Hitler, è finito in disgrazia. Nel marzo 2024, Vladimir Putin ha dimesso dalle sue funzioni il Ministro della Difesa, Serghej Shoigu (che non è un vero militare) ed ha dato il via ad una vasta purga nel Ministero della Difesa e nell'Esercito. Il complesso industriale militare non risulta diretto, né da un industriali, né da militari, ma da politici. Del resto, gli ambiziosi programmi di modernizzazione lanciati dopo il 2008, sono stati portati a termine solo parzialmente. I danni provocati dalla corruzione sono sotto inchiesta, ma occorre dire che anche i programmi annunciati risultavano esagerati.

La tattica e il terreno

Il cuore di una guerra “alla Russa” consiste nell'impiego di un intenso fuoco di artiglieria coniugato con ondate umane. Esse sono positivamente impiegabili, sia per fermare il nemico, sia nell'offensiva, senza peraltro preoccuparsi soverchiamente di limitare le perdite. I commando di paracadutisti costituiscono un'altra opzione, utilizzata nel 1979 a Kabul o nel febbraio 2022 contro l'aeroporto di Hostomel, nei pressi di KIEV. Gli Ucraini, respingendo queste forze d'élite, sono riusciti a salvaguardare la loro capitale nel corso delle prime settimane dell'invasione russa. L'altra immagine simbolo del fallimento dell'offensiva su Kiev è una gigantesca colonna di veicoli ammassata sull'autostrada, offrendo un bersaglio tanto più facile in quanto fermo, per mancanza di benzina e per carenze organizzative e di coordinamento logistico. La logistica russa dell'ultimo chilometro si mette in evidenza, quasi sempre, per inadeguatezza. La tendenza alla distruzione intensiva delle zone di scontro non costituisce una esclusività russa, ma allorché il conflitto tende a durare nel tempo, si assiste alla creazione di zone tampone completamente devastate, che vengono abbandonate dalla popolazione. Questo è stato anche il caso nel XVII secolo delle terre in riva destra del Dniepr, a sud di KIEV. Questa sembra essere oggi anche la sorte delle zone “liberate” del DONBASS. L'offensiva ucraina dell'estate 2024 nelle regioni frontaliere di Kursk, Belgorod e Voronez ha toccato il territorio russo. Regolarmente, diversi droni raggiungono siti militari molto più lontani. Questo nuovo fattore ha provocato grande sorpresa nell'opinione pubblica russa e forse, a termine, potrebbe scuotere l'apparente apatia della popolazione.

Utilizzazione di mercenari

Opzione erroneamente considerata come non praticabile in Russia, per il rischio che un esercito privato possa fomentare un colpo di stato. Eppure la compagnia militare privata Wagner ha messo in luce le sue azioni già dal 2014. Il suo fondatore Evgenj Prigozin ha di fatto sollevato lo stendardo della rivolta nel giugno 2023, ma ha pagato con la vita la sua audacia. Da quel momento infatti i mercenari della Wagner si sono trasformati in una variabile d'aggiustamento molto utile alla causa di Putin, ma nel contempo si sono rivelati una pericolosa incognita per l'avvenire politico del paese.

Flotta fierezza e delusione

Pietro il Grande è riuscito gradualmente a dotarsi di una flotta capace di minacciare le migliori flotte del tempo. A poco a poco, la flotta ha investito il Baltico ed il Mar Nero, quindi il Pacifico e l'Antartico. Tuttavia, la flotta russa è stata severamente battuta durante la Guerra di Crimea (1854-56) ed in quella contro il Giappone (1905); durante le due guerre mondiali, essa ha giocato un ruolo difensivo. Dopo il 1945, presente su tutti i mari del globo, essa rinforza il prestigio della superpotenza sovietica. Nel 2022, di fronte ad una marina ucraina ridotta alla sua più semplice espressione, la flotta russa si scopre vulnerabile di fronte agli attacchi dei droni e dei missili, persino all'interno dei propri porti di Sebastopoli o di Novorossiisk. Allo stesso modo, l'aviazione russa non riesce a conquistare il dominio nella Terza dimensione.

Guerra di ieri e di domani

Il conflitto russo ucraino ci ricorda in maniera impressionate la guerra di trincee del 1914-1918. Le battaglie di Bakhmut, di Advinka o Avdiika, di Pokrovsk si assomigliano a tante Verdun del mondo moderno. Il ricordo della 2^ Guerra Mondiale è onnipresente nei due campi, che si scambiano l'accusa di nazismo. Parallelamente, il conflitto risulta un campo di sperimentazione della cyberguerra. Gli Ucraini hanno fatto un uso intensivo di droni, a partire dai Bayraktar, fabbricati in Turchia, fino agli ultimi modelli “fai da te”. I Russi colmano il gap tecnologico, utilizzando droni iraniani. Gli Ucraini hanno sviluppato anche droni marittimi e o siluri intelligenti che hanno decimato e “congelato” la flotta russa del Mar Nero ed hanno reso meno sicure le strutture del ponte di Kertch fatto edificare da Putin del 2014 dopo l'annessione della Crimea.

La propaganda mediatica ha superato una nuova soglia

I satelliti, facilmente accessibili dal campo di battaglia, consentono di geolocalizzare le avanzate o le ritirate delle truppe con una certa trasparenza. Le censura di Mosca ha incontrato grandi difficoltà a controllare i “blogger militari”, che denunciano gli errori e le insufficienze delle truppe russe. I messaggi, criptati Telegram, attraverso il programma VKontakte (VK = in Contatto), oggi proprietà di Mail.Ru (servizio di posta elettronica fondato nel 1998), sono stati utilizzati da sostituti a fronte delle carenti comunicazioni delle truppe russe sul fronte, da cui l'emozione causata dall'arresto del suo fondatore Pavel Durov, a Parigi, nell'agosto del 2014. La prosecuzione la guerra è ormai necessaria per la sopravvivenza del regime russo. Lanciando la sua “operazione speciale”, Vladimir Putin pensava certamente conseguire rapidamente l'unione dell'Ucraina alla Russia. La resistenza incontrata non ha intaccato la sua determinazione. Per spiegare tale atteggiamento egli denuncia la minaccia che la NATO fa pesare sulla Russia. Ormai Putin non può, né perdere, né di contentarsi di un “pareggio”. Ma la vittoria costituisce anche un pericolo, in quanto la possibile e necessaria riconversione verso una economia civile e la smobilitazione potrebbero diventare fattori di scompenso, difficili da dominare.

L'Ucraina deve far fronte ad una minaccia vitale e teme un “un vicolo cieco”

Fino al 2014, la Russia esita di fronte a tre scenari: vassallizzazione, spartizione o riconquista dell'Ucraina. Dopo il febbraio 2022 la popolazione ucraina ha subito uno sconvolgimento senza precedenti con 5 milioni di profughi ed altrettanti esiliati all'estero, sui 44 milioni totali. La violenza e la persistenza del conflitto hanno fatto capire che la Russia ha l'intenzione di distruggere la stessa struttura dello Stato ucraino. Il paese si trova nella stessa situazione in cui si è trovata la Polonia durante la spartizione del 1772-1795 oppure durante quella della spartizione germano sovietica del 1939. Il sostegno straniero all'Ucraina ha assunto spesso le sembianze di quello degli USA nei confronti della Gran Bretagna fra il giugno 1940 ed il dicembre 1941. A quel tempo, gli USA non volevano diventare cobelligeranti. Vladimir Putin ed il suo seguito affermano di prepararsi ad una guerra contro la NATO. Queste dichiarazioni hanno, in effetti, come scopo primario quello di stringere intorno a sé la popolazione russa nella logica del messianismo ossidionale. Ma, a differenze delle democrazie, la parola di un autocrate possiede il pericoloso potere di rendersi spesso concreta.

NOTE

(1) Statuto CEI, Comunità di Stati Indipendenti, fondata nel dicembre 1991

(2) Statuto OTSC Organizzazione Trattato di Sicurezza Collettiva, fondata nel maggio 1992.


Massimo Iacopi

 

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