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Le lotte radicali contro lo Stato sordo e una Chiesa surreale - Parte I

      

   

Religione

 Registrazione Tribunale di Rieti n. 5 del 07/11/2002

 

 

Articolo di:

C. SARCIA'


Aborto. Sperimentazione embrionale. Eutanasia.

 

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Stato Chiesa - Parte Prima

Le lotte radicali contro lo Stato sordo e una Chiesa surreale - Parte I

Aborto. Sperimentazione embrionale. Eutanasia.

(Rieti, Dec 30 2006 12:00AM)
Parte Prima
La propaganda politica dei radicali generalmente propugna principi che interessano minoranze, quindi non è una politica sociale. Quando un principio che interessa una minoranza viene ripetutamente proposto o imposto all’intera comunità, si dà luogo ad un processo devastante che inquina le regole dell’informazione, guasta i rapporti sociali ed altera la convivenza pacifica, dando luogo ad incomprensioni e conflitti che si riflettono direttamente sul costume e modificano il processo naturale di “trasmissione” del messaggio storico-sociale che si realizza, tra una generazione e quelle successive, attraverso i membri della famiglia. Per quanto chiasso facciano i radicali, i principi ispiratori delle loro lotte sono in genere percepiti dalla società come eccessivi o addirittura sbagliati. Permane infatti, ancora oggi, un contrasto profondo tra i radicali e la società, tra la teorizzazione cruda e irriverente delle istanze di un progresso non sentito a livello popolare e il sentimento diffuso tra la gente. A tal proposito c’è anche da rilevare il profondo contrasto esistente tra la politica in genere ed i principi etici radicati nella struttura mentale delle masse. Ciò è vero in particolare quando si scivola su argomenti tabù come quelli ultimamente venuti alla ribalta, sulla sperimentazione embrionale o sulle coppie di fatto. Quanto all’eutanasia il discorso si pone invece in maniera diversa. L’individuo sente la necessità di una regolamentazione della materia. Nessuno vuole soffrire a lungo invocando una morte che non arriva. Solo che il problema viene affrontato dalla Chiesa, dallo Stato, dal Governo e dai Radicali con argomenti tra loro difformi e contrastanti. Si è creata ormai, su questa esigenza importante e improcrastinabile, tanta confusione e molta opacità, per cui il cittadino, in caso di referendum, non sarebbe poi in grado di decidere in tutta libertà, perché nel frattempo è stato influenzato in vario modo da più tesi, espresse ogni volta con toni drammatici e terminologie estremistiche, fino a risultare frastornato, se non addirittura plagiato. Tornando alla sperimentazione sugli embrioni, si è ampiamente dibattuto sulla fondatezza del principio secondo cui l’embrione è da considerare una vita umana. I radicali hanno cercato di presentare le loro teorie come verità scientifiche (così Capezzone, Bonino, Pannella), sostenendo che l’embrione non può essere considerato vita provvista di dignità umana, ma materiale da laboratorio senza dignità, da utilizzare liberamente per esperimenti genetici. Il discorso politico radicale non accetta, sull’argomento, alcuna discussione. In realtà i radicali dovrebbero ascoltare e valutare le considerazioni opposte, le cui ragioni si sostanziano sia sul piano strettamente etico, che su quello scientifico, prima ancora che su quello religioso. Tra l’atro, senza dover a tutti i costi scendere sul piano strettamente tecnico e morale, è sentimento diffuso che la vita umana ha inizio con il concepimento. Già la prima mancanza di flusso mestruale autorizza la donna ad annunciare che “aspetta un bambino”. Pretendere di “piegare” alle proprie teorie il sentimento popolare, equivarrebbe a voler trasformare gli individui in automi con un microchip nel cervello. Gli esperimenti sull’ovulo o sullo spermatozoo sono possibili perché ciascuno di questi elementi, pur essendo parte di un essere umano, non sono identificabili con una vita autonoma, né con un essere umano. Quindi la ricerca, su questi elementi separati, è possibile. La sperimentazione deve arrestarsi nel momento in cui i due elementi, le due parti, si congiungono perché è allora che ha inizio il processo della “vita” umana. Il fatto che la scienza, per motivi pratici che hanno a che fare con la didattica, abbia attribuito all’ovulo fecondato il nome di “embrione”, non deve trarre in inganno circa la sua reale natura. Il processo della vita ha inizio con la congiunzione tra i due predetti elementi e prosegue senza soluzione di continuità fino al completo sviluppo di una creatura umana ben individuabile come tale fin dall’origine, nella maternità, nella paternità e nel DNA. La sua vita convenzionale e burocratica avrà inizio con l’espulsione dall’utero materno, ma la sua vita naturale inizia con il compimento della funzione amorosa, ossia con la congiunzione tra lo spermatozoo e l’ovulo. Negare l’evidenza di un fenomeno naturale così evidente è quantomeno azzardato.

 

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