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Di.Co. e P.A.C.S.

      

   

Editoriali

 Registrazione Tribunale di Rieti n. 5 del 07/11/2002

 

 

Articolo di:

C. SARCIA'


Proseguono gli attacchi contro l’istituzione “famiglia”

 

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Giustiniano (Basilia S.Vitale Ravenna)


Politica Società & Costume

Di.Co. e P.A.C.S.

Proseguono gli attacchi contro l’istituzione “famiglia”

(Rieti, Feb 20 2007 12:00AM) Per uno come lui, abituato a fare “dico…non dico…” da una vita, con la politica, con l’università, col manageriato di Stato…, non sarà stato difficile trovare un nome “nuovo” alle unioni di fatto, nate in Francia come PACS e così chiamate in tutto il resto del modo, dove li hanno copiati. Da noi i PACS si chiameranno “diritti dei conviventi”, dunque, Di.Co. Forse qualcuno dovrebbe spiegare a chi di dovere che gli ospiti delle case di riposo, gli orfanelli in collegio, i conventuali e financo i membri delle regolari famiglie italiane, con opportuni aggiustamenti (separazione orizzontale dei coniugi e ricomposizione verticale nei Di.Co.), sono anch’essi “conviventi”, perché vivono insieme, ossia con-vivono. Allora che ne facciamo dei loro diritti? O gli si concedono, pari e patta come si vuol fare con gli omosessuali, oppure se li prenderanno in forza della legge. Chi vieta che i vecchi delle case di riposo si costituiscano a due a due in copie di fatto e, come minimo, il più longevo si “becchi” la pensione di reversibilità del defunto? A sua volta chi vieta che due nuovi “vedovi” si ricompongano in una nuova ed arzilla coppia di fatto? Ma che dico coppia di fatto? In un Di.Co. Questo giochetto potrebbe andare avanti all’infinito, e non solo presso le case di riposo, ma presso tutte le altre comunità sopra ricordate, comprese le famiglie dei furbi. A rimetterci sarà soltanto il bilancio degli istituti previdenziali, per i quali la reversibilità pensionistica diventerà un incubo, una specie di anguilla viscida e dispendiosa che scapperà da una parte e rientrerà dall’altra. I rappresentanti di Governo, sostenitori dei PACS, direbbero: “No! La coppia di conviventi aspirante al Di.Co. deve essere la sola ad occupare la struttura!” Ma ogni paletto messo su questo versante offrirebbe il fianco a contenziosi amministrativi e a critiche senza fine. Si comprende bene che la stupenda trovata dei Di.Co., oltre che aggiungere al bilancio nuove fonti di spesa, andrebbe ad inserirsi pesantemente nel tessuto sociale, condizionando le scelte di molti cittadini e creando confusione, perché pone le premesse per mettere sullo stesso piano le famiglie regolari e le coppie di fatto. Del resto, già adesso non vengono negati i diritti costituzionalmente protetti alle coppie con figli nati fuori dal matrimonio. Ma con i Di.Co. si realizza l’estensione degli stessi diritti a qualsiasi altra coppia che si costituisca in Di.Co.: padre e figlia, madre e figlio, fratelli, sorelle, zio e nipote, nonno e nipote, e naturalmente omosessuali, transessuali, ragazzi di vita, prostitute, pervertiti, cammelli e tricche ballacche. Davvero un bello spettacolo. Il paradiso comunista, uscito, dicono, dalla breccia di Berlino, rientra quatto-quatto dalla finestra parlamentare, più “affascinante” che mai, legalizzando un sistema di uguaglianze che Robespierre si rivolterebbe nella tomba. Il signor e la signora Brambilla si ritroveranno in vacanza, oltre che con cane, gatto e pappagallino, con un così variopinto armamentario di compagni di ombrellone, da fottersi dalla risate. Alla proverbiale “diligenza del buon padre di famiglia” i codici (povero Giustiniano!...) dovranno aggiungere la diligenza del buon capo Di.Co. o del buon capo PACS. Si, perché un capo ci sarà sempre in una coppia, anche se scompagnata. Per chiarire il significato del termine scompagnato: una volta per “scompagnati” si intendevano due guanti sinistri o due guanti destri; oggi gli scompagnati sono i coniugi separati e poi riaccoppiati. E dire che tra loro gli scompagnati si chiamano “compagni”. In fondo, al di là dei giochi lessicali, non è poi così strano che si chiamino compagni. Le parole sono figlie dell’ideologia e non si può negare che a sostenere i Di.Co. e i PACS siano soltanto i partiti della sinistra, ossia i “compagni comunisti” neo e post. Altrimenti si sarebbero chiamati amici, fratelli o camerati. E’ falso affermare che alla fine i PACS, o come diavolo li chiameranno, non scardineranno la famiglia. In questo la Chiesa ha le idee chiare. Tanto per fare qualche esempio banale:un nonno porta il nipotino ai giardini a prendere una boccata di aria; dopo la liberalizzazione dei Di.Co. sarà molto facile che nelle panchine limitrofe il nipotino possa osservare liberamente due donne che si baciano con passione o due uomini che si carezzano con dolcezza. Che ci sarebbe di male? Sono fidanzati o addirittura sono Di.Co. o PACS. In una quarta panchina, ahimé! ci saranno anche due anziani coniugi che fissano muti lo spettacolo. Il bimbo, se è intelligente, elaborerà l’intera scena ed acquisirà il convincimento che l’amore di coppia ha varie forme espressive, che le coppie dello stesso sesso sono felici, che le coppie di sesso diverso non si amano e che è meglio un Di.Co. felice piuttosto che una famiglia infelice. Il futuro della nazione è assicurato! Questa è solo una ipotesi di “lavoro” che produrrà il progressivo scardinamento della famiglia, perché rappresenta il seme cattivo che viene disseminato e che darà quei frutti malvagi che scardineranno definitivamente la famiglia e che si aggiungeranno ai frutti avvelenati del divorzio legalizzato e della legalizzazione dell’aborto. Tra l’altro bisogna anche dire che gli onorevoli donne, uomini, omosessuali e transessuali che si scalmanano tanto dal banchi del Parlamento per difendere queste sconcezze e sostenere la laicità degli italiani, dimenticano che i matrimoni concordatari in Italia sono circa il 70% del totale. E allora, dov’è questa laicità? Forse nella tracotante libertà di imporre con legge ad una società civile ed ordinata delle regole incivili e disordinate; di far scontare ad una maggioranza osservante le ripicche ed i capricci di minoranze sconce e depresse. La democrazia è davvero una scatola vuota ove prevale la volontà di un unico soggetto, distratto, pazzo, scemo, ubriaco, drogato…non importa come, purché sia quell’uno che farà assegnare il 51% dei suffragi ad una delle coalizioni in lizza. I perdenti dovranno poi sorbirsi per tutta la legislatura le stranezze e le estemporaneità dei “vincitori”. E’ accaduto alla prima elezione di Bush, ed è accaduto anche all’elezione di Prodi, che per una manciata di voti, peraltro contestati, una coalizione prevalesse sull’altra. Purtroppo questa anomalia governa irrimediabilmente tutte le democrazie. Il castello che sostiene i Di.Co. e i PACS si fonda sull’ambiguo presupposto che tutti i cittadini hanno pari diritti. Ambiguo perché c’è molta confusione sulle parità: bisognerebbe prima stabilire cosa si intende per parità e quali sono i campi di applicazione delle parità. Chi ha detto che i cittadini, compagni di vita indipendentemente dal sesso o dall’unione matrimoniale, non godano di tutti i diritti alla stregua dei cittadini single e viceversa? Non mi risulta che ci siano discriminazioni. Le leggi ci sono e vengono rispettate; talvolta leggi scritte male o male interpretate, ma sempre leggi. Qui si pretende di dare ad alcuni ciò che non solo la Costituzione non prevede. Così andando avanti, si pretenderà di dare un posto di lavoro ai bambini, una pensione agli apprendisti, di far celebrare Messa a chi sacerdote non è, di consentire ad uno che passa per caso di fare da giudice nei tribunali. Il sei politico, partorito dall’ideologia sessantottina del “siamo tutti uguali”,: chi studia e chi non sa nulla, chi è intelligente e chi è cretino, è prodromico della deriva istituzionale che ha colpito il mondo occidentale e che lo rende di fatto vulnerabile ai vecchi e ai nuovi assalti. Il fatto è che, la rivoluzione francese, per liberarci dai sovrani affamatori e torturatori del popolo, alla lunga ci ha ridotti in uno stato nel quale non hanno più cittadinanza i valori storici della famiglia, della vita e delle istituzioni. Con la scusa della satira tutto viene deriso, compreso il Papa, compreso Cristo. Poi basta un’argentina con le famose vignette su Maometto, per far saltare i nervi a mezzo mondo, compresi i loro sostenitori nazionali. La parità tanto sventolata è solo un paravento dietro il quale si nascondono, ormai non più tanto velatamente, le degenerazioni umane e sociali che solo le regole della civile convivenza erano riuscite a porre nella giusta luce. Le premesse della civiltà si sono ormai ribaltate e si pretende di dare cittadinanza a pratiche abnormi ed abitudini fuorilegge. Il problema italiano non sono i PACS o i Di.Co. Ci sono altri problemi per risolvere i quali non si fa nulla. Le leggi devono comunque tutelare tutti i cittadini allo stesso modo, non tutelare le coppie di fatto, che è un modo per sottrarre diritti alle coppie regolari. Questa è la vera parità. E poi, non si può pretendere di regolare ciò che “regolare” non è. Non c’è infatti bisogno di creare strani ed improbabili matrimoni paralleli, per riconoscere dei “diritti” a chi li ha già o a chi non ne ha diritto. La verità è che tutta la manfrina si colloca fuori dal diritto. Due coniugi, maschio e femmina, hanno il diritto di allevare ed educare i loro figli. Non ci piove. Lo stesso diritto è già stato esteso, con le adozioni, ai coniugi senza figli, nell’interesse dei minori senza famiglia. Come si può pretendere di fare adottare figli a due omosessuali? Da cosa nasce il loro diritto? Da una legge olandese o spagnola, o francese? Ma la smettano, per favore. Un bimbo abbandonato dai genitori è già sfortunato di suo; gli si dia almeno l’opportunità di crescere in una famiglia normale che lo aiuti ad inserirsi nel tessuto sociale attraverso una vita ordinata ed equilibrata, non attraverso il cattivo esempio, l’irregolarità o la sconcezza. Se dovesse avverarsi il pericolo dell’Eurabia, paventato dalla Fallaci, ed io credo che ci siamo vicini, sarà dura spiegarlo ai mussulmani.

 

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