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Storia di un Giudice Cossiga lo definì “giudice ragazzino” 03/03/2010 - Olinto Petrangeli (Rieti) Francesco Cascini è un “ giudice ragazzino” (la definizione è di Cossiga) che a 24 anni viene assegnato quale primo incarico alla Procura di Locri: ultimo posto disponibile nella graduatoria. Spaventato e pieno di dubbi si trova ad applicare la legge nel territorio controllato dalla ndrangheta e lo fa per sette anni ritirando le varie domande di trasferimento. Ha voluto raccontare questa esperienza in un agile volumetto di 175 pagine che si leggono tutto di un fiato e nel quale il lettore ritrova in diretta le narrazioni che alcuni giornali riportano con routinaria attualità. Per tutte l’uccisione di un avvocato sulla soglia del suo studio che richiama quella più recente dell’avv. Enzo Fragalà a Palermo, avvenuta in questi giorni. Nell’occasione il giudice Cascini riporta l’insegnamento di un vecchio penalista che raccomandava ai suoi allievi come tra avvocato e cliente debba sempre esservi la scrivania! Nel libro il giudice ragazzino ci dice come la ndrangheta, cioè la associazione degli uomini valorosi (dal greco an-dragathos, “uomo valente”) sia fondata su una struttura di tipo federalista e rigorosamente fondata nei nuclei essenziali (le ‘ndrine), sulle famiglie che ne assicurano la impermeabilità tanto che, a differenza del sistema cosa nostra, nella ‘ndrangheta non si registrano pentiti. La ‘ndrangheta – dice Cascini – è un sistema di potere mondiale e segreto con accertati legami di tipo massonico e intrecciati a pezzi deviati di Stati con una infiltrazione nella economia e nella gestione del denaro che ha caratteristiche analoghe alle multinazionali. Frustrazione e insuccessi fanno venir voglia di andarsene al più presto ma un sentimento di amore per quella terra bellissima e per quella gente impongono di rimanere anche per dare un senso alla missione di magistrato, e infatti Cascini rimane a Locri per sette anni, che è una cosa che dà fiducia alla gente che, in quelle zone, vede il magistrato sempre “ di passaggio”, fenomeno usuale come registra il giudice in una sua successiva visita a Locri dove non trova più nessuno dei suoi colleghi. Sintomatico è il racconto della indagine sulle assunzioni truffaldine dei braccianti agricoli con relativo sopralluogo alla azienda che risultava avere cento dipendenti, centinaia di bestie e decine di ettari coltivati, che risultò invece essere un vecchio casolare abitato da due vecchietti con qualche gallina e un maiale. La frase più ricorrente a commento di quelle inchieste, dentro e fuori del tribunale, era che Cascini ha scoperto l’acqua calda. Come la conseguenza alla richiesta di piazzare delle microspie che comportò il trasferimento di due dei tre uomini che vi lavoravano. Questa è la ‘ndrangheta, l’associazione degli uomini valorosi! «Che cosa ci sarà mai di valoroso nello sparare a bruciapelo contro persone disarmate che camminano per strada,nel gestire droga desinata a uccidere,nel piegare con la violenza i commercianti, nello sfruttare i più deboli,nell’accumulare denaro e potere?», si chiede l’autore che conclude: «Le indagini ci sono, le sentenze di condanna pure: non è del tutto impossibile colpire l’organizzazione, eppure la sensazione è quella di gocce nel mare, di una guerra combattuta con armi impari, di uno strapotere non arginabile» . Vale la pena leggere questo saggio scritto con il cuore e ricordare l’insegnamento del vecchio penalista del libro: tra l’avvocato e il cliente ci deve essere sempre la scrivania!
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